Lettera ai concittadini: dalla Primavera all’ inferno,aspettando il ritorno

Di Demetrio Delfino*.Reggio si sveglia attonita all’annuncio che, ormai da mesi, aleggiava come un fantasma sulla novella città metropolitana. Attonita ma, speriamo, non muta, perché adesso è finalmente giunto il tempo di parlare, è giunto il momento di drizzare la schiena e denunciare un sistema dove il malaffare è legato a doppio e triplo filo con la politica e l’amministrazione del territorio. Società miste nate per far risparmiare le Amministrazioni, in nome di una privatizzazione a tappeto, diventate bacini di voti, con tantissimi giovani letteralmente ricattati ad ogni tornata elettorale e i cui vertici trascorrono più tempo a colloquio con i rispettivi avvocati piuttosto che alle riunioni dei rispettivi Consigli di Amministrazione. Senza tralasciare i dati contabili, giacché spulciando contratti e postille varie, si arriva a scoprire che sarebbe stata molto più conveniente una gestione interna dei servizi in oggetto; dunque si è privatizzato per risparmiare, si è speso di più e si sono create situazioni che hanno favorito l’infiltrazione o meglio ancora la gestione in toto, della ‘ndrangheta.Ieri questo “cappio”è stato reciso dal Ministro Cancellieri, lo scioglimento del comune di Reggio ha tolto ossigeno ai rapporti malati e fin troppo stretti che, da anni, inquinavano il buon funzionamento delle attività amministrative. A nulla, però servirà se ad esso non farà seguito un reale cambiamento del modus operandi prima e del modus vivendi dopo; sarebbe come intervenire con una potatura su una pianta che, invece, dovrebbe essere eliminata: sembra di averla debellata ma, si sa, la “malerba” non muore e ricresce più forte di prima.E’ quindi compito di tutti noi agire e far agire sempre nella legalità, senza sconti né scorciatoie e, cosa ancora più difficoltosa, eliminare da noi stessi, ma soprattutto dai nostri figli ogni possibile condizionamento o retropensiero che anche lontanamente possa avere a che fare con una sottocultura mafiosa.Chiedo ai miei concittadini collaborazione e cooperazione, stringiamoci come fanno le famiglie perbene quando si affronta un momento particolarmente doloroso e diamoci da fare per “riemergere dalle ceneri”. Solo agendo così il commissariamento potrà produrre qualcosa di positivo.L’attuale amarezza, inevitabile sentimento della gente perbene, risulta ancora più forte in chi, in tutti questi anni si è speso, senza secondi fini e con profondo rispetto del ruolo che gli elettori gli avevano assegnato. Per me, che faccio politica attiva da vent’anni, è stato particolarmente spiacevole vedermi, negli ultimi mesi, additato come “nemico della città” semplicemente perché avevo contribuito, insieme ai miei colleghi di opposizione, a denunciare un sistema che, ormai, era “marcio” dalle fondamenta. Anomalie amministrative più o meno vistose ce ne sono state parecchie, chiedo scusa ai miei concittadini di ciò che non sono riuscito a far emergere con chiarezza, non certo di ciò che ho denunciato con onestà. Mai ho auspicato un commissariamento, non trovo alcun motivo sensato per farlo, sempre però ho perseguito e perseguirò la verità, a qualsiasi costo! Meglio una verità scomoda piuttosto che cento bugie che minano, alla lunga, la credibilità di un Ente che, invece, dovrebbe perseguire trasparenza e efficienza.Adesso è veramente giunto il Continua a leggere

Appello delle donne: La Calabria che non ci sta…

il volantino della manifestazione

Il 9 novembre a Reggio Calabria, davanti al Consiglio Regionale, senza bandiere, diciamo insieme NO a Scopelliti e a questa classe dirigente, NO all’irresponsabilità e al malaffare nei luoghi della politica, NO al baratto dei diritti con i favori. Noi ci mobilitiamo e tu? Per aderire invia mail a donnecalabresinrete@libero.it  scrivendo nome,cognome e città.  Le Donne Calabresi in Rete sono un gruppo informale di donne che crede nella possibilità di cambiamento della Calabria. Vogliamo farci interpreti, come donne di differente pratica politica e provenienza, del sentimento di chi in Calabria è stufo di una classe dirigente irresponsabile e di tutto il substrato culturale che l’ha resa possibile. Pensiamo che il cambiamento possa e debba partire proprio dalle donne, che per prime pagano lo scotto della crisi e di certi modelli culturali arretrati, che sembrano essere accettati sia nella sfera pubblica che in quella privata. Ma vogliamo, anche, dar voce a un’istanza comune e trasversale al genere, alla provenienza politica, all’età: un’istanza di onestà, responsabilità, competenza e lungimiranza politica, ad oggi assenti nella nostra terra. Ci preme sottolineare che non ci muove alcun interesse particolaristico, nessun tornaconto personale, nessuna pubblicità, nessuna etichetta. Ci proponiamo solo di lanciare un segnale sperando che venga raccolto da tante e da tanti.C’è una Calabria onesta e responsabile che è solo marginalmente rappresentata dalla politica calabrese: che è resa, di fatto, invisibile. Ma c’è. Essa è fatta di tante persone che ogni giorno si impegnano, che non sono assuefatte e alla possibilità di un vero riscatto ci credono davvero, e tuttavia sono schiacciate dal peso dell’“altra Calabria”: quella che “detta legge”, quella che è “rinviata a giudizio”, quella che porta un Comune nel baratro di un vertiginoso debito che dovrà essere pagato da chi non l’ha creato, quella che non riconosce i propri errori e che non si dimette pur avendo evidentemente fallito, quella che ha stravolto il concetto di politica fino a risolverlo nel suo opposto, quella che è “contigua” alla ‘ndrangheta, quella che dà il voto in cambio del posto di lavoro, quella che promette il posto di lavoro in cambio del voto, quella che grazie agli “agganci” si fa strada in politica come nell’azienda, nell’istituzione come nel piccolo quotidiano. In questo contesto, il caso di Reggio Calabria è esemplare poiché con il commissariamento si è arrivati alla sanzione definitiva, benché già chiara da tempo, della condizione di degrado in cui versa questa terra. Crediamo che Continua a leggere

La Cancellieri : Continuità e contiguità.

il ministro cancellieri

di Alessia Candito – “Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto, che forma parte integrante della recente proposta hanno rivelato una serie di condizionamenti nell’amministrazione comunale di Reggio Calabria che, disattendendo ogni principio di buon andamento, imparzialità e trasparenza hanno conpromesso il regolare funzionamento dei servizi con grave pregiudizio degli interessi della collettività”. Sono parole che lasciano poco spazio a interpretazioni e distinguo quelle con cui il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha concluso la propria relazione di accompagnamento al materiale raccolto e sistematizzato, in sei mesi d’accesso al Comune di Reggio Calabria, dai sei commissari scelti dal Ministero per cercare di comprendere cosa stesse avvenendo nelle istituzioni della città calabrese dello Stretto e sintetizzato nell’altrettanto pesante relazione di accompagnamento firmata dal prefetto Valerio Piscitelli. Quel documento – presentato dalla Cancellieri al Consiglio dei Ministri che non ha avuto bisogno di più di un’ora per sciogliere il Comune di Reggio Calabria per contiguità mafiose – oggi è divenuto pubblico insieme al testo del decreto del Presidente della Repubblica, con cui Giorgio Napolitano controfirma il provvedimento di scioglimento dell’esecutivo Monti. Un documento che potrebbe essere quanto meno imbarazzante – e molto – non solo per l’amministrazione mandata a casa in anticipo dal governo dei tecnici, ma anche per personaggi di prima e seconda linea della precedente. Molti dei quali hanno seguito l’ex sindaco, oggi governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, nel passaggio dal governo della città al governo della Regione. “Ed invero, l’avvicendamento tra le amministrazioni che hanno assicurato il governo di Reggio Calabria non ha impresso un’inversione di tendenza nella conduzione del Comune, che anzi si contraddistingue per una concreta continuità di azione”, scrive con sicurezza la Cancellieri nella sua relazione, non esitando a citare esempi su esempi a sostegno della propria tesi. “In tal senso – sottolinea il Ministro – è particolarmente significativo che su nove assessori ben quattro erano componenti delle precedenti giunte, inoltre due degli attuali consiglieri facevano parte della compagine che ha amministrato l’ente dal 2007, appare inoltre degna di nota la circostanza che all’interno dell’attuale compagine siano presenti diversi amministratori ( sei su nove) già eletti nelle consultazioni del 2002 ovvero del 2007; significativo infine, risulta il fatto che il sopracitato consigliere comunale, destinatario della misura restrittiva della libertà personale eseguita il 21 dicembre 2011 (ndr Giuseppe Plutino), ha rivestito la carica di consigliere o di assessore dell’ente nelle ultime tre consiliature”. C’è un filo rosso che lega l’Amministrazione di Demi Arena a quella precedente. Palazzo San Giorgio è infetto, ma il Continua a leggere

ANMAR, appello alle istituzioni: “muovetevi, i malati reumatici non possono aspettare”

Di A.M.La vita di un malato reumatico è tutta in salita. Dai piccoli gesti quotidiani alle grandi imprese: ogni movimento è fonte di dolore e addirittura a volte risulta impossibile fare qualsiasi gesto. Eppure ‘movimento è vita’: lo sanno bene i 5 milioni di italiani affetti da malattie reumatiche, lo sa bene l’Associazione Nazionale Malati Reumatici onlus (ANMAR), presieduta da Gabriella Voltan, che ha fatto suo lo sloglan ‘Move to improve’ che ha caratterizzato la Giornata Mondiale del Malato Reumatico del 12 ottobre.Ma non basta. “Muovetevi!” è anche l’appello che i malati reumatici lanciano alle Regioni perché non si perda altro tempo e vengano messe in atto al più presto tutte quelle azioni necessarie affinché nel nostro Paese ci sia equità di accesso alle cure, ai farmaci biologici e venga istituito un registro per le malattie reumatiche. Perché solo così si potrà assicurare una migliore qualità di vita ai pazienti indipendentemente dalla residenza.Non è possibile che un malato in possesso di un piano terapeutico che deve essere seguito scrupolosamente arrivi al dipartimento farmaceutico ASP n° 5 di Reggio Calabria è si senta dire che non hanno soldi e che quindi non possano erogare un farmaco che è di vitale importanza per la sua salute. I sentimenti provati sono di rabbia, impotenza e indignazione contro tutto quello che sembrerebbe uno scherzo ma invece è la cruda realtà di un mondo dove i diritti dei malati non esistono più. Speriamo che la Regione non sia sorda alle nostre alle nostre richieste. A.M.

I consiglieri comunali del PD scrivono ai commissari

Gli ex consiglieri comunali del Pd

Sentimenti di profondo rispetto e fiducia nelle istituzioni, nonché di attaccamento alla nostra città, ci convincono che il provvedimento di scioglimento del Consiglio Comunale di cui facevamo parte, non rappresenti un atto punitivo nei confronti della città di Reggio Calabria ma, diversamente, costituisca una decisione con cui il Consiglio dei Ministri ha inteso ristabilire legalità e trasparenza nell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria. La democrazia, quale più alto strumento di governo di un territorio, trova fondamento sulla libera partecipazione dei cittadini ai processi di selezione della classe dirigente e di individuazione degli obiettivi che la comunità ha necessità di raggiungere nel perseguimento del bene comune. Riteniamo, infatti, che Reggio debba, innanzitutto, riscoprire la partecipazione democratica e la vitalità civica, quali metodi per valorizzare pienamente la grandezza del suo straordinario patrimonio storico, culturale e naturalistico. È evidente che la democrazia non può sussistere laddove la libera partecipazione sia negata da poteri, ‘ndrangheta in primis, che utilizzano violenza ed intimidazione quali strumenti di potere e di arricchimento ai danni della collettività. La democrazia, quindi, quella vera ed autentica, rappresenta la più ampia garanzia del buon funzionamento delle istituzioni. Crediamo, quindi, che l’impegnativo lavoro che attende le S.V. Ill.me sia finalizzato proprio a ristabilire le regole democratiche garantendo così il buon andamento della amministrazione comunale che, allo stato, presenta gravi ed evidenti disfunzioni, già evidenziate nel corso del nostro impegno istituzionale.  Basti pensare al deficit di bilancio determinato dalla cattiva gestione delle risorse pubbliche ed alla attuale necessità di evitare, con ogni strumento consentito dalla legge, la dichiarazione di dissesto finanziario dell’Ente, confidando, peraltro, nell’annunciato sostegno del Governo nazionale. A tal fine, l’amministrazione comunale può contare su un patrimonio immobiliare la cui dismissione deve essere effettuata, ove necessario, secondo criteri di giustizia sociale, trasparenza e legalità. Altresì, avvertiamo il dovere di segnalare la necessità di riformare i servizi pubblici locali, tagliando sprechi ed inefficienze,  garantendo i livelli occupazionali e la qualità dei servizi, secondo le proposte, già agli atti del Consiglio comunale, formulate dai sottoscritti. In tale percorso di risanamento potranno svolgere un ruolo importante, in attuazione di virtuose politiche del personale,  le risorse umane e professionali interne all’ente, troppo spesso in questi anni relegate ad assistere i tanti, troppi, consulenti e dirigenti esterni. Un gravoso incarico Vi è stato affidato. Sentiamo di offrire la nostra disponibilità al fine di perseguire l’interesse generale della città.
I consiglieri  del Partito Democratico Massimo Canale Demetrio Delfino Nicola Irto Giuseppe Falcomatà Giuseppe Marino

Il PD pensiero sul commissariamento del Comune

L'arrivo dei commissari , al centro il Prefetto Dr. Panico

Reggio ha oggi l’occasione e la possibilità di aprire una nuova fase e segnare un nuovo inizio al centro del quale siano assunti i valori della trasparenza, della legalità e dello sviluppo.La decisione del Consiglio dei Ministri con la quale si è proceduto allo scioglimento del Consiglio Comunale per contiguità con la ‘ndrangheta rappresenta la dolorosa quanto inevitabile conseguenza rispetto al quadro impressionante ed inquietante che, al di là di singole inesattezze che dovranno essere opportunamente corrette, viene documentato dalla relazione prodotta dalla commissione d’accesso.E’ l’epilogo e l’inappellabile fallimento di un modo di amministrare la cosa pubblica contro il quale in questi anni il PD si è coerentemente battuto, denunciando tale agire come estraneo all’interesse comune e contrario a quello dei cittadini. Un sistema politico-amministrativo fatto di sprechi e clientele, di gestione del potere opaca ed al di là delle leggi che ha spalancato le porte di palazzo San Giorgio ad una ragnatela di interessi e ad un robusto sistema di collusioni e contiguità che consegnano alla città una realtà amministrativa profondamente malata e da bonificare.Se, nei mesi scorsi, di fronte al quadro devastante che veniva quotidianamente disvelandosi, anziché pensare a negare, nascondere o a girarsi dall’altra parte, gli amministratori e la classe politica del centro destra avessero agito con ponderazione e maggiore senso di responsabilità nei riguardi del bene comune, attraverso azioni reali ed efficaci di discontinuità, oggi probabilmente la città non si troverebbe in queste condizioni. Gli attacchi di questi giorni portati nei confronti delle forze di polizia, della magistratura, del Prefetto, del Ministro dell’Interno da parte di alcune forze del centro destra non servono certo alla città, anzi continuano ad infliggergli del male.Da parte nostra rivolgiamo ai Commissari insediatisi nella giornata odierna a Palazzo San Giorgio il saluto e gli auguri di buon lavoro per l’impegnativo compito che li attende nei prossimi 18 mesi, al fine di riportare alla normalità i conti pubblici dissestati ed operare per rimuovere le cause che hanno generato l’infiltrazione della ‘ndrangheta, assicurando loro una doverosa collaborazione nell’interesse esclusivo della città.Quello che adesso occorre a Reggio è lasciarsi alle spalle sterili e dannose polemiche o recriminazioni ed iniziare, invece, a riscrivere una nuova pagina della storia della città, lavorando sodo per portarla fuori dalla crisi nella quale è stata fatta precipitare.Reggio deve saper reagire con grande maturità e fare quadrato attorno ad un progetto di ricostruzione, che ponga le basi per un futuro diverso, imperniato sulla legalità, l’affermazione delle regole e lo sviluppo e sia capace di mettere in luce e valorizzare le straordinarie e diffuse energie vitali presenti in ogni ambito della società reggina.In questo senso, l’impegno del Partito Democratico e del suo segretario nazionale Bersani sarà innanzitutto rivolto ad esigere dal Governo le risorse necessarie a scongiurare l’incombente dissesto finanziario e misure tese a far ripartire l’economia cittadina, così come ben sottolineato dalle organizzazioni imprenditoriali e produttive cittadine e dal Sindacato.Il PD, interpretando la richiesta che sale dalla comunità cittadina, intende mettersi al servizio dell’ineludibile necessità di un profondo cambiamento che restituisca fiducia e speranza alla città ed al suo tessuto economico, sociale e civile, affinché attraverso questo percorso possa riacquistare la centralità che merita e di cui è capace nell’ambito del panorama calabrese e di quello nazionale.In tale direzione sarà avviato, fin dai prossimi giorni, un dialogo ed un confronto con le forze politiche, sociali, culturali ed associative che hanno a cuore il futuro della città.     Partito Democratico Reggino

 

La relazione completa che ha sciolto il Comune. Dentro anche soggetti insospettabili!

di Claudio CordovaC’è ovviamente spazio per Pino Rechichi e la “sua” Multiservizi, c’è  Pino Plutino, consigliere comunale arrestato per connivenza con le famiglie Borghetto, Zindato e Caridi, ci sono i rapporti tra l’assessore Pasquale Morisani e la cosca Crucitti, ci sono le vicende che ruotano attorno al presidente del Consiglio Comunale Sebastiano Vecchio e la cosca Serraino, ci sono le ingombranti parentele con gli Imerti dell’ex assessore Luigi Tuccio, ci sono le mazzette in Comune testimoniate dall’indagine “Urbanistica”, ma c’è, nel complesso, uno spaccato inquietante di come le porte di Palazzo San Giorgio siano state spalancate alle cosche e al malaffare, tanto sotto il profilo politico, tanto sotto quello burocratico-amministrativo. Duecentotrentadue pagine per descrivere la vergogna di Reggio Calabria, capoluogo di provincia sciolto per contiguità con la ‘ndrangheta. Un lavoro certosino quello effettuato dalla commissione d’accesso antimafia che per mesi ha passato al setaccio le carte dell’amministrazione guidata da Demi Arena.  Alcuni fatti noti, come Rechichi e Plutino, altri più oscuri, come le frequentazioni del consigliere comunale del Pdl, Giuseppe Eraclini, “risultato essere parte attiva nel sollecitare, tramite terze persone, taluni interventi posti in essere dall’Aterp reggina”. Poi c’è Peppe Martorano, attuale assessore, fratello di quell’Alfonso Martorano citato ampiamente nell’indagine “Meta” perché in contatto con gli imprenditori mafiosi Barbieri. Il consigliere Bruno Bagnato dell’Udc, invece, è sposato con la nipote acquisita di Salvatore Pelle, della dinastia dei “Gambazza” di San Luca, il consigliere Nicola Paris, invece, è stato controllato insieme ad Antonino Votano, presunto esponente della cosca Libri, il consigliere Giuseppe Nocera, addirittura, è stato deferito in stato di libertà per aver favorito la latitanza del boss Vincenzo Ficara,Si materializzerebbero così, dunque, le “contiguità” politiche con le cosche e, più in generale, con ambienti poco chiari della città.Ma anche sul settore amministrativo e burocratico la commissione d’accesso, che stilerà poi la relazione arrivata sul tavolo del ministro Anna Maria Cancellieri, svolge una serie di accertamenti, rilevando “problemi” per moltissimi dipendenti di Palazzo San Giorgio. C’è il fratello dell’ex affiliato e collaboratore di giustizia Antonino Gullì, ucciso nel 2008, c’è la cugina di Pasquale Condello, il “Supremo”, ci sono tante donne coniugate con personaggi in odor di mafia con varie famiglie (dai Ficara-Latella, passando per gli Zito, fino ad arrivare ai Rosmini e agli Alvaro di Sinopoli), ma ci sono tantissimi dipendenti gravati da pregiudizi penali, in molti casi legati a note famiglie mafiose: dai Tripodo del celebre don Mico, passando per i Lo Giudice.Duecentotrentadue pagine di malaffare o, comunque, di situazioni equivoche.Per chi vuole leggerla nei dettagli clicchi sul link : http://www.demetriodelfino.it/wp-content/uploads/2011/07/Relazione-Commissione-Accesso-Comune-Reggio-C.pdf E un passaggio fondamentale non poteva che essere rappresentato anche dalle vicende che hanno coinvolto la defunta Orsola Fallara, morta suicida dopo che, da dirigente del Settore Finanze del Comune, venne coinvolta in un grandissimo scandalo che ha portato alla sbarra, tra gli altri, l’allora sindaco ed attuale Governatore Giuseppe Scopelliti: “L’inadeguatezza organizzativa e le gravi disfunzioni che hanno caratterizzato il Settore Finanze e Tributi – scrive la commissione d’accesso antimafia – emergono in tutta la loro evidenza laddove si consideri che il Comune di Reggio Calabria, per l’annualità imposta 2008 e 2010, non ha provveduto a presentare le prescritte dichiarazioni fiscali ai fini delle imposte direttive e dell’IVA. La mistificazione della situazione finanziaria dell’Ente – scrivono ancora i commissari – ha comportato l’elusione del patto di stabilità che, di fatto, risulta violato per gli anni 2007/2008 e 2010″.E se da un lato, la commissione d’accesso stigmatizza, richiamando i rilievi della Corte dei Conti, la mancanza di liquidità del Comune, dall’altro punta il dito contro una gestione a dir poco allegra di vari settori, tra cui quello che si occupa dell’assegnazione degli alloggi popolari parlando di “manifestazione evidente del mancato esercizio dell’obbligo di verifica e controllo dei requisiti soggettivi dei beneficiari ascrivibile all’Ente”. In particolare, infatti, oltre settanta beneficiari di alloggi popolari, tra vecchio e nuovo patrimonio edilizio, hanno anche pregiudizi penali per associazione mafiosa. Per non parlare, poi, del settore che Continua a leggere

Indiscrezioni sulla relazione della commissione d’accesso che ha sciolto il Comune.

Duecentotrentuno pagine secche e senza commenti. Il racconto spietato di come la ‘ndrangheta si è impadronita del Comune di Reggio Calabria. Tutto scritto nella relazione che il Prefetto della città ha inviato al ministro dell’Interno Cancellieri. Si inizia dagli assessori e dai consiglieri comunali, molti eletti nell’era di Giuseppe Scopelliti, ex sindaco e ora governatore della Calabria, tutti nella maggioranza Pdl che sostiene il sindaco Demi Arena, tanti “in odore”. “Oltre al consigliere Plutino, altri amministratori risultano aver intrattenuto, direttamente o indirettamente, contatti e relazioni, anche duraturi, con esponenti di cosche criminali”.
Pino Plutino, consigliere Pdl ed ex assessore all’Ambiente, lo arrestano il 21 dicembre 2011. Il pentito Roberto Moio, nipote del boss Tegano, lo indica come “politico molto vicino ai Caridi”. Scrive il gip: Plutino rappresenta “ha beneficiato sia delle preferenze elettorali provenienti direttamente dagli affiliati, sia di una incisiva ed esplicita attività di sostegno concretizzatasi in una vera e propria alterazione della libera competizione elettorale”.
Pasquale Morisani, Assessore ai Lavori Pubblici “in rapporti con componenti della consorteria criminale facente capo al boss Santo Crucitti”.
Luigi Tuccio, ex assessore. Il 12 marzo 2012 con l’accusa du aver favorito la latitanza del boss Domenico Condello, viene arrestata sua suocera Giuseppa Santa Cotroneo. E’ la madre dell’avvocatessa G. Nocera, “destinataria di numerosi incarichi da parte del Comune”, nonché compagna dell’assessore Tuccio. Nel 2008, l’avvocatessa Nocera è stata nominata membro del Cda della società partecipata Fata Morgana.
Giuseppe Martorano, Assessore all’anagrafe e alla protezione civile. Suo fratello Alfonso, avvocato e presidente del Consorizio Ciclo integrale area dello Stretto, è “menzionato nell’inchiesta Meta”. Vicino a Domenico Barbieri arrestato per associazione mafiosa, partecipò alla festa per i cinquanta anni di matrimonio dei genitori di Barbieri. A quella festa c’era anche Giuseppe Scopelliti, allora sindaco della città, e il boss latitante Cosimo Alvaro, insieme ad altri criminali.
Felice Roberto Nava, consigliere di maggioranza, dal 2011 al 2012 è stato controllato perché frequentava Totò Salvatore, associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, vicino alla cosca Imerti-Condello-Fontana.
Walter Curatorla, assessore allo Sport, patrimonio edilizio e spettacolo. Suo fratello è ritenuto vicino alla cosca Lo Giudice.
Sebastiano Vecchio, Presidente del Consiglio comunale, poliziotto, il 13 marzo 2010 partecipò ai funerali del boss Domenico Serraino. Nel quartiere San Giorgio-Modena, controllato dalla cosca, alle ultime elezioni ha raccolto 600 preferenze.
Giuseppe Eraclini, consigliere di maggioranza. E’ in rapporti con Ciccio Cuzzocrea, condannato per associazione mafiosa.
Bruno Bagnato, consigliere, sua moglie è la nipote di Salvatore Pelle, “Gambazza”, già latitante.
Nicola Paris, il 15 giugno 2007 è stato controllato in compagnia di Nino Votano, condannato per associazione mafiosa, omicidio e violenza, vicino alla cosca Libri.
Giuseppe Nocera, consigliere del “Polo di centro”. Imputato per discarica abusiva di rifiuti speciali e favoreggiamento per aver favorito la latitanza di Vicenzo Ficara. Nel quartiere controllato dalla cosca ha rastrellato 270 preferenze.
Almeno 40 dipendenti e collaboratori comunali sono “gravati da precedenti e/o pregiudizi di polizia giudiziaria per reati associativi (416bis), ovvero hanno vincoli di parentela e/o frequentazioni con elementi della criminalità organizzata”.
Settore finanze e tributi. Per l’alterazioni dei bilanci comunali dal 2008 al 2010, è stato chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Il buco di bilancio è di 170 milioni.
Settore Patrimonio. Sui 3850 intestatari di case popolari, 75 sono gravati da reati associativi. Situazione “di intollerabile illegalità che mina, nelle fondamenta, l’intera azione di contrasto alla criminalità organizzata”, per la gestione dei beni confiscati alla mafia. L’esempio più clamoroso è la villa sequestrata al boss Latella nel 2004, nel 2010 non era stata ancora destinata a fini sociali perché occupata dalla sorella del boss.
Settore urbanistica: Sui piani di lottizzazione per il 2011, la Commissione ha scoperto che sono state presentate solo 7 istanze. “Le procedure sono annotate a matita su un quaderno”. Le demolizioni per costrtuzioni abusive sono “completamente disattese dai destinatari”.
Nuovo mercato: Finanziato con fondi del decreto Reggio, non è stato ancora ultimato ed è occupato da personaggi vicini alla cosca Lo Giudice.
Settore avvocatura civica. La difesadel Comune è sempre affidata ad avvocati esterni, la compagna dell’assessore Tuccio, avvocatessa Nocera, ha ricevuto “numerose pratiche, consistenti anche per il valore”. Sua madre è stata arrestata per favoreggiamento del latitante Mico Condello.
Settore politiche sociali, è quello che assorbe il 18,5% delle risorse comunali destinate a cooperative e associazioni assistenziali. La Commissioine ha rilevato “l’alto indice di soci gravati da precedenti penali di stampo mafioso”.
Settore Lavori Pubblici. Il Comune non aderisce alla Stazione unica appaltante, “che rafforzava la tenuta legale del sistema pubblico rispetto alle infiltrazioni”. Dal 2010 al 2012 132 lavori su 254 sono stati affidati a trattativa priovata. A spartirsi la torta “un ristretto numero di ditte molte delle quali presentano collegamenti con cosche locali”.
Società miste e partecipate. Sono 15. “Numerosi dipendenti sono risultati intrattenere rapporti con contesti criminali”. La Leonia si occupa di rifiuti, ma a Reggio la differenziata è ferma all’11%, tra i suoi fornitori risultano “ben tre imprese direttamente riconducibili al nucleo familiare del boss Giovanni Fontana”. La spocietà Multiservizi è in crisi, il direttore operativo è stato arrestato per mafia. Leonia e Multiservizi nel 2011 “hanno assorbito il 20% delle intere risorse dell’ente”. Entrambe le società non rispettano la legge sulla tracciabilità. Il sindaco Demi Arena è stato consulente tributario della Multiservizi (che avrebbe 57 dipendenti in odore di mafia), percependo dal 2007 al 2009 oltre 75mila euro. La Reges è la società che si occupa dei tributi, che vengono riscossi solo al 6,10%. Dieci milioni non riscossi per il servizio idrico, 8 per la Tarsu, 4 per l’Ici. Nel frattempo gli 007 dell’antimafia hanno scoperto che “ci sono imprese fornitrici della Reges oggetto di attività investigativa antimafia”.

Insomma si salvano in pochi!!!

(scritto con Lucio Musolino pubblicato su Il fatto Quotidiano del 10 ottobre 2012)

Dichiarazione personale.

Prendo atto della decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere il Comune di Reggio Calabria. Una decisione che conferma la situazione disastrosa in cui versa il nostro Comune oltre che dal punto di vista delle infiltrazioni mafiose, che hanno condizionato il normale svolgimento dell’attività amministrativa, anche sotto il profilo economico (sembra non sia neanche quantificabile il buco di bilancio accumulatosi negli ultimi 5 anni).Pesanti le parole del Ministro, in risposta, pare, ad una ancora più pesante relazione prodotta dalla Commissione d’Accesso, prima e dal Prefetto dopo.  La decisione –dice la Cancellieri “si è resa necessaria per ristabilire la legalità in riva allo Stretto”.Da parte nostra tanta amarezza per non essere stati ascoltati quando, forse, non era ancora tutto perduto ma, al contempo, la convinzione di aver fatto fino in fondo il nostro dovere denunciando “in tempi non sospetti” gran parte dei fatti oggetto poi d’indagine.Oggi ai reggini viene chiesto uno scatto d’orgoglio per ritrovare presto la tranquillità che la cittadinanza merita; è anche, però il momento di porsi delle domande, di chiedersi dove si trovassero coloro che li hanno amministrati al momento dei saccheggi della “cosa pubblica”. Ragionino, i cittadini sul comportamento di coloro i quali, poco più di una anno fa si erano recati a chiedere di essere votati; facciano un’attenta analisi su come e quanto è stata tradita la loro fiducia.A questo punto tutti noi,  persone oneste, dovremo rimboccarci le maniche per “risalire la china”, ma il nostro sacrificio non può e non deve cancellare le colpe di nessuno, perché nessuno, a questo punto, può tirarsi fuori. Devono emergere le responsabilità di tutti e tutti dovranno essere chiamati a risponderne.                                           Demetrio Delfino,Consigliere Comunale, Partito Democratico

Comune : Game Over.

REGGIO CALABRIA Il Viminale ha sciolto per mafia il Comune di Reggio Calabria. E’ la prima volta in 21 anni, da quando esiste la legge, che viene presa una decisione del genere. Una decisione che mette politicamente nei guai l’ex sindaco –

La relazione.Il prefetto di Reggio Calabria, Vittorio Piscitelli era  stato piuttosto chiaro. Sul tavolo del ministro Anna Maria Cancellieri era arrivato l’invito a valutare le scelte da adottare per “rimuovere le cause del rischio di infiltrazioni mafiose”. Rischio evidente. La relazione della commissione guidata dal prefetto Valerio Valenti è particolarmente pesante. Contiene infatti tutta una serie di elementi già noti, ma anche alcuni particolari scottanti e del tutto inediti. Insomma i commissari ed i tre componenti tecnici che con loro hanno collaborato per quasi sei mesi alla stesura del documento hanno portato a compimento un lavoro capillare. Reggio, è questa la conclusione cui giunge la relazione, non è solo a rischio infiltrazioni mafiose, ma sarebbe “almeno in alcuni settori” ormai nelle mani di personaggi più o meno ricollegabili a esponenti della ‘ndrangheta. Ma quel che è più grave, o almeno questo sembra, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Demetrio Arena non avrebbe attivato “le misure necessarie” ad arginare il rischio mafia. Ad Arena, la relazione concede una sola attenuante. Ossia lo scioglimento della Multiservizi, società infiltratta dalla cosca Tegano. Passaggi fatti dall’ attuale governatore della Calabria – Giuseppe Scopelliti,già rinviato a giudizio per reati connessi alla sua gestione. Lo scioglimento del comune di Reggio Calabria “è stato un atto sofferto fatto a favore della città” ha dichiarato il ministro. Già nominato Commissario Vincenzo Perico, attuale Prefetto di Crotone.o che tuttavia è stato imposto dal fatto che la Prefettura non aveva più rilasciato il certificato antimafia alla componente privata dell’azienda a maggioranza pubblica. In altri termini se qualcosa è stato fatto, non sembra essere stato il frutto di valutazioni dell’attuale governo cittadino.Il consenso nel Cdm è stato unanime: il Comune di REggio è in pieno dissesto finanziario “ma speriamo che il Commissario riesca ad aveitare il crac” ha detto la Cancellieri. Lo scioglimento è stato decretato “per la contiguità con alcuni ambienti” e per “alcune azioni” o omissioni che facevano pensare appunto ad una “contiguità”. “Lo scioglimento riguarda questa amministrazione, non quella precedente ed è un atto preventivo, non sanzionatorio”.

I consiglieri inquisiti. La relazione passa allo scanner degli esperti, ad esempio, i consiglieri comunali e i componenti della giunta eletti nel 2011, di cui analizza rapporti di parentela e frequentazioni. Ci sono intere pagine dedicate ad esempio a Giuseppe Plutino, il consigliere del Pdl detenuto con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, e alle amicizie discutibili di Pasquale Morisani (assessore al Lavori pubblici) con il boss Pasquale Crucitti. Senza dimenticare della vicenda dell’allora assessore all’Urbanistica Luigi Tuccio, genero (anche se non formalmente sposato) di Giuseppa Santa Cotroneo, madre di Giampiera Nocera. La Cotroneo, è finita mano e piedi nell’inchiesta “Lancio” del Ros dei carabinieri per avere offerto riparo alla latitanza del boss Domenico Condello. Tra l’altro la compagna di Tuccio è sorella di Bruna Nocera sposata da 20 anni a Pasquale Condello, fratello del latitante, cugino e omonimo de ‘U Supremu’, fondacapo storico della cosca. C’è poi l’episodio dei funerali del boss Domenico Serraino, morto nel 2010. A quelle esequie, benché vietate in forma pubblica dal Questore, c’era l’attuale presidente del Consiglio Comunale (tra l’altro poliziotto in aspettativa) Sebi Vecchio.Fin qui quanto si sapeva già, a cui va aggiunto che nella relazione vengono segnalate “posizioni a rischio”, per altri componenti della maggioranza di centrodestra che sostiene Arena e per un componente dell’opposizione coinvolto per i guai giudiziari del padre.

I dipendenti e l’influenza dei clan.
I commissari dell’Interno chiamati a svolgere il compito guidati da Valerio Valenti, (Antonio Giaccari e Michele Donega) e i tre tecnici che li hanno coadiuvati (Carlo Pieroni, tenente colonnello dei Carabinieri di Reggio; il tenente colonnello della Guardia di Finanza, Gerlando Mastrodomenico e il funzionario di polizia Enrico Palermo), non si sono fermati e continuando a scavare hanno messo assieme le schede personali di una quarantina di dipendente del Comune di Reggio (ovviamente si tratta di persone che occupano posti di responsabilità) legati a vario titolo ad esponenti della criminalità organizzata reggina. Tra essi, moltissimi funzionari ed alcuni dirigenti. C’è poi la partita vera, ossia quella degli appalti. Gran parte della relazione infatti disegna la mappa delle aziende in odore di ‘ndrangheta che si sarebbero accaparrate decine e decine di commesse pubbliche affidate, anche in via diretta, da Palazzo San Giorgio. Ed è questa, secondo la relazione, la dimostrazione che i clan non solo hanno la possibilità di fare affari con il comune, ma che li hanno già fatti. Naturalmente non si tratta di aziende spuntate dal nulla con l’elezione di Arena, ma di società che anche durante l’amministrazione di Giuseppe Scopelliti (attuale governatore della Calabria) allungavano le mani sulle commesse del comune. Non solo appalti edili, le cosche infatti avrebbero addentella menti anche nelle stanze dei Servizi sociali con proprie aziende che operano con la benedizione del centrodestra anche nel terzo settore. httpv://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/09/news/scioglimento-44197399/?ref=HREA-1